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lunedì 18 marzo 2024

9 modi di usare lo zenzero fresco

 

9 modi di usare lo zenzero fresco per trarne beneficio

A cosa serve lo zenzero?

Negli ultimi anni si parla sempre di più di zenzero, ingrediente importante nella medicina tradizionale orientale ma sempre più apprezzato in Occidente non solo per il suo sapore e la sua versatilità in cucina, ma anche per le proprietà. Partiamo dall’inizio: si tratta di una pianta perenne della famiglia delle Zingiberaceae originaria dei Paesi dell’Estremo Oriente ma oggi coltivata in molti Paesi tropicali.

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Può superare anche il metro d’altezza e i suoi fiori ricordano quelli dell’orchidea, anche se la parte più interessante dello zenzero è un’altra. Si usa infatti l’aromatico rizoma, il fusto sotterraneo dalla forma irregolare e il colore marroncino. Questa parte della pianta è utile in cucina per dare un sapore unico a tante nostre ricette ed è entrata nella tradizione culinaria europea fin dal Medioevo grazie al contatto con gli arabi.

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Zenzero come rimedio naturale

Lo zenzero è buono ma anche utile come rimedio naturale per tanti disturbi ed è ricco di interessanti proprietà. Il nostro intento è di spiegarvi come sfruttare al meglio i benefici della radice fresca, facendo sempre attenzione a non esagerare: un consumo eccessivo può provocare reazioni allergiche e problemi intestinali.

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Fate particolare attenzione se soffrite di bruciore di stomaco, perché lo zenzero stimola la secrezione gastrica, e se state assumendo anticoagulanti perché ha un’azione antitrombotica. Alcuni lo consigliano in gravidanza, per altri lo zenzero è da evitare: in questi casi chiedete consiglio al medico.

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Masticare lo zenzero (senza mangiarlo)

Soffrite di mal d’auto? Per evitare la nausea e il malessere dei viaggi in macchina, masticate la radice. I marinai cinesi la usavano anche per diminuire gli effetti del mal di mare, quindi perché non seguire l’esempio? Alcuni consigliano questa abitudine anche per combattere la nausea in gravidanza ma, come spiegato prima, in questo caso chiedete prima consiglio al medico. Masticare la radice di zenzero serve anche per migliorare problemi di alito cattivo. Usate questo metodo all’occorrenza, anche più volte al giorno se è necessario, sia per l’alitosi che per il mal d’auto o di mare.

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Mangiare un pezzettino di zenzero

Se invece di masticare solo la radice ne mangiate una fettina dopo un pasto abbondante, vi sentirete subito meglio, più leggeri e attivi, perché questo ingrediente aiuta la digestione stimolando i movimenti di stomaco e intestino. Il rimedio aiuta anche a combattere mal di gola, raffreddore e tosse perché favorisce lo scioglimento del catarro, ma a questo scopo è utile anche la tisana o il decotto.

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Metterlo in infusione

Lasciate in infusione 5 g di radice grattugiata di zenzero in 500 ml di acqua naturale minerale per 5-10 minuti; se volete addolcite con un cucchiaino di miele e potrete gradualmente dire addio all’influenza e ai suoi disturbi. C’è chi, per aumentare il beneficio antibiotico di questa spezia, aggiunge uno spicchio d’aglio. L’infuso di zenzero ha anche un potere spasmolitico e carminativo per cui è consigliata una tazza prima dei pasti per migliorare la digestione.

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Farne un decotto

A differenza dell’infuso, il decotto si prepara facendo sobbollire la radice per qualche minuto. Tagliate un pezzo di zenzero di circa 3 cm di lunghezza e fatelo sobbollire in 250 ml d’acqua per circa 3 minuti. Filtrate il tutto e bevete il vostro decotto dopo i pasti per avere un beneficio digestivo o durante tutto l’arco della giornata per combattere i mali della stagione fredda come il mal di gola.

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Grattugiarlo in maniera corretta

Come si grattugia lo zenzero fresco? La radice è molto fibrosa e legnosa e potrebbe essere un’impresa portare a termine anche un’operazione così semplice. In commercio esistono delle grattugie apposite in porcellana. L’importante è che abbiamo la dentellatura sottilissima e larga e che voi grattugiate la radice nella direzione opposta a quella della grana.

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Grattugiare lo zenzero fresco su zuppe, insalate e verdure

Non solo aggiungere questa spezia sui nostri piatti è piacevole al palato, ma può portare anche qualche interessante beneficio. Come abbiamo visto, infatti, lo zenzero ha la proprietà di stimolare il metabolismo e di bruciare le calorie grazie alle proprietà termogeniche, quindi può essere un ottimo alleato delle nostre diete. In più, mangiato durante i pasti, ne facilita la digestione e secondo alcuni studi aiuta a tenere sotto controllo il colesterolo alto.

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Grattugiare lo zenzero fresco sul riso

Secondo alcune ricerche questo tubero, assunto durante l’alimentazione, stimola l’assorbimento degli zuccheri, una buona notizia per chi ha problemi di glicemia alta.


Piante antismog da interno e da esterno

Piante antismog da interno e da esterno

Le piante antismog, oltre ad avere una funzione ornamentale, abbellendo ambienti interni ed esterni, riducono anche l’inquinamento. Scegliere una pianta ornamentale antismog, da tenere sul balcone, in soggiorno o sul tavolo nel proprio posto di lavoro, è un piccolo gesto che aiuta a migliorare la qualità dell’aria e dà un tocco di colore all’ambiente. Vediamo insieme quali di queste possono risultare migliori allo scopo.

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Piante antismog da appartamento

È possibile ridurre l’inquinamento dell’aria con le piante da interno? La risposta è sì! Oltre ad arieggiare spesso gli ambienti, arricchire la propria casa con le piante giuste è un ulteriore metodo per purificare gli ambienti. Esse, infatti, sono in grado di assorbire l’80% delle sostanze inquinanti, rilasciando ossigeno. Le foglie delle piante funzionano come dei filtri. Queste catturano le molecole e tutti i gas inquinanti e li spingono verso il basso nelle radici che, a loro volta, scaricano le sostanze nocive nella terra dove si trovano dei microrganismi in grado di metabolizzarle e annientarle.

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Per aiutarti a scegliere la giusta pianta da interno antismog, ecco un breve elenco di quelle più conosciute e le loro principali caratteristiche.

  1. Azalea indica (o Rododendro): è una pianta da appartamento che fiorisce per tutto l’inverno fino alla primavera. L’ideale è collocarla in un posto luminoso, ma non esposta direttamente al sole. Per innaffiarla, meglio optare per la nebulizzazione delle foglie, senza mai lasciare la pianta in un vaso d’acqua stagnante. 

  2. Dracena: pianta perfetta anche per chi non ha il pollice verde. Questa sopravvive anche in condizioni avverse come: luce scarsa, vicinanza a termosifoni, spifferi d’aria fredda, scarsa irrigazione e nessuna concimazione. Unica nota: la dracena è tossica per gli animali domestici.

  3. Filodendro: è una pianta rampicante che necessita di un tutore robusto per crescere, che va tenuto costantemente umido. Il filodendro ama molto l’umidità. È bene dunque vaporizzare spesso la pianta, il fogliame e il tutore. Preferisce l’esposizione luminosa ma non il sole diretto.

  4. Euforbia: più conosciuta come “Stella di Natale”, l’Euforbia ha un fiore piccolo e giallo con petali a coppa. È utile perché rimuove dall’aria vapori chimici nocivi ed è efficace contro la formaldeide.

  5. Sansevieria: altra pianta da considerare è la Sansevieria. Con le sue fogliette erette, coriacee e leggermente concave, rimuove molto bene dall’aria benzene, formaldeide e tricloroetilene. Inoltre la Sansevieria è una pianta molto resistente che sopravvive anche senza acqua per lunghi periodi.

  6. Edera: le varietà Hedera helix mignon sono le migliori per la coltivazione in appartamento. Hanno bisogno di luce ma non del sole diretto. Attenzione a dove la posizionate perché se la luce è poca, le foglie tendono a perdere la variegatura. In estate, è buona pratica innaffiarle una volta a settimana, mentre in inverno ogni 10-15 giorni. Una piccola curiosità: anticamente si credeva che ornando la testa con una corona di edera si evitassero le intossicazioni da sbornia di vino.

  7. Beaucarnea recurvata (pianta mangiafumo): pianta formidabile contro il fumo di sigaretta e pipa, formaldeide, monossido di carbonio, xilene e toluene. In casa deve essere messa in una posizione molto luminosa, anche con qualche ora di sole diretto al giorno, lontano da correnti d’aria e da termosifoni e climatizzatori. Deve essere annaffiata solo quando il terreno è asciutto.

  8. Ficus benjamin: appartiene alla famiglia delle Moraceae ed è una pianta che viene comunemente coltivata in vaso negli appartamenti, ha bisogno di molta luce e non deve essere posizionata in posti dove sono presenti correnti d’aria; è adatta per contrastare le emissioni di formaldeide.

  9. Pothos scindapsus: questa pianta appartiene alla famiglia delle Araceae. È adatta a luoghi dove la luminosità è scarsa e combatte le emissioni di formaldeide.

  10. Spatifillo: viene usata come pianta ornamentale negli appartamenti ed è molto utile per contrastare l’effetto negativo di acetone, benzene, solventi e formaldeide.

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Piante antismog da balcone o esterno

Hai un giardino o un balcone e vuoi respirare un’aria più pulita? Come sempre la Natura corre in nostro aiuto e grazie alle piante antismog da balcone e da esterno possiamo combattere l’inquinamento urbano, immettendo nuovo ossigeno ogni giorno. Quali sono le migliori? Ecco una breve guida:

  1. La gerbera, non solo è molto colorata ma è anche un’ottima alleata contro l'inquinamento perché in grado di assorbire il monossido di carbonio

  2. Anche le piante aromatiche come lavanda, timo e rosmarino sono perfette per combattere smog e CO2; le loro particolari caratteristiche le rendono capaci di depurare l’aria da sostanze tossiche per l’organismo.

  3. Le conifere, come il ginepro, la tuia e il tasso nano, sono senza dubbio una scelta ideale sia per il tuo giardino che per il tuo terrazzo, rendendolo un’oasi verde con aria pulita.

  4. Le piante sempreverdi a foglia larga, come il lauro, l’oleandro e l’aucuba, aiutano ad assorbire le sostanze tossiche rilasciando grandi quantità di ossigeno durante tutto l’anno.

  5. Menzione d’onore anche per le rampicanti, come l’edera, ottima soprattutto contro la nociva formaldeide. Queste piante antismog possono essere lasciate libere di arrampicarsi su altre piante, sui muri oppure sulle ringhiere del balcone.

 

 

 


 

CORRERE E CAMMINARE INSIEME PERCHE'

 

I segreti del corri-cammina, l’attività aerobica che dà grandi risultati

Si tratta di uno dei metodi più efficaci per iniziare a correre. Alternando sapientemente queste due azioni, si può migliorare giorno dopo giorno

Carlotta Montanera

Se siete convinti che camminare per prendere fiato sia sinonimo di insuccesso nella corsa, sappiate che vi sbagliate. La cosa fondamentale è farlo in modo ragionato. Esistono infatti metodi di assoluta efficacia riguardo alla corsa-camminata e  alternare i tratti di corsa con tratti di recupero camminando è indubbiamente il metodo più accreditato per iniziare a correre in modo graduale. La cosa fondamentale è farlo nel modo giusto. Vediamo quindi i possibili errori e come rendere questo metodo infallibile.

non sfinirsi

Uno dei grandi errori di chi inizia a correre è partire subito correndo e arrivare a "non poterne più" prima di camminare. Si tende a usare. infatti, la camminata come alt imperativo solo nel momento in cui le nostre gambe e il nostro cuore gridano pietà. Ci ritroviamo esausti e con le pulsazioni a mille e siamo quasi costretti a fermarci. Dopo un breve tratto di recupero di camminata, poi, si passa al secondo errore: ricominciare a correre senza aver recuperato correttamente. In questo modo la seconda frazione di corsa risulterà più breve e più sfinente della prima e il secondo recupero meno efficace. Si prosegue in questo modo finché il nostro corpo non dà forfait ed è impossibile continuare.

non correre senza controllo

Nella nostra mente consideriamo la camminata un fallimento e speriamo di ritardarne la frazione il più possibile. Ciò che otteniamo invece è un allenamento poco gratificante e che ci lascia esausti. Infatti se non siamo allenati, si raggiunge la frequenza cardiaca massima in pochissimo tempo e lo sforzo diventa insostenibile. Avendo una postura facilmente scorretta, anche la respirazione peggiora mano a mano che proseguiamo nella corsa. I muscoli, pieni di acido lattico, non rispondono come vorremmo e le gambe cedono. In questa situazione potrebbero volerci anche 10 minuti a recuperare camminando, tempo che nella maggior parte dei casi risulterebbe eccessivo da pensare. Così si riparte senza aver recuperato lo sforzo eccessivo con una conseguente frazione deludente. Inoltre, correre a sfinimento ci porta a correre male, cosa che potrebbe causarci problemi di diversa natura, da dolore muscolare a problemi articolari.

come strutturare l'allenamento

Come fare quindi ad alternare in modo corretto corsa e camminata? Innanzitutto, dobbiamo pensare ai due momenti di allenamento, la frazione di corsa e quella di camminata, senza dare maggior importanza all'uno o all'altro. L'allenamento deve durare complessivamente almeno 40 minuti e deve essere composto da 3 parti: riscaldamento, workout e defaticamento. Il riscaldamento deve essere di circa 10' e all'inizio sarà di camminata veloce. Il suo ruolo infatti è quello di attivare i muscoli, ma soprattutto il sistema cardio-respiratorio. Quando poi passiamo al cuore del training, dobbiamo alternare sapientemente corsa e camminata. Di base dobbiamo ragionare cercando di allungare progressivamente le frazioni di corsa e accorciare quelle di camminata. All'inizio la frazione di corsa sarà più breve di quella di camminata e non ci porterà mai all'esaurimento delle energie. Per esempio alterneremo 1 minuto di corsa a 3 di camminata e ripeteremo l'esercizio più volte, fino anche a 40' totali. Piano piano aumenteremo la corsa, lasciando dapprima il recupero invariato per poi progressivamente accorciarlo.

la progressione

Come funziona l'alternanza tra corsa e camminata? Le prime volte faremo difficoltà a mantenere un passo costante e una postura adeguata per più di qualche minuto, pertanto dovremo ridurre le frazioni di corsa in modo da preservare l'efficienza meccanica. Ad esempio inizieremo con 1'-3', dove 1 è la corsa e 3 la camminata, per poi passare a 2'-3', poi 2'-2', 3'-2', 5'-2'. 10'-5'. E così via. Aumenteremo cioè gradualmente la corsa, mantenendo però sempre un buon recupero, in modo da permettere al corpo di tornare a una situazione di controllo.

più controllo e meno infortuni

È fondamentale, per una buona riuscita nel tempo di questo metodo, che ci sia sempre una situazione di controllo durante le frazioni di corsa. L'obiettivo infatti è il benessere generale e non si può ragionare di benessere senza consapevolezza e controllo. Meglio correre per frazioni più brevi, ma sapendo di correre bene, piuttosto che portarsi allo sfinimento senza sapere cosa si stia facendo. Quello che si vuole evitare, infatti, è la situazione di stanchezza estrema tipica del giorno dopo, ma soprattutto di eventuali dolori da sovraccarico già alle prime uscite