Perché non dovremmo più usare le bustine di tè:
quando la praticità non è esattamente amica della salute e dell'ambiente
Per migliaia di anni, preparare il tè ha rappresentato un invito a connettersi con il “qui e ora”, attraverso un'esperienza sensoriale unica. Si pensi alla cerimonia del tè giapponese, ispirata al buddismo zen, oppure alla tradizione britannica dell'afternoon tea, sinonimo di comunità e convivialità. A prescindere dalle innumerevoli proprietà salutari che gli sono attribuite, è probabilmente il fatto di essere simbolo dell'arte della lentezza – un lusso nella frenetica società di oggi – a rendere il tè la seconda bevanda più consumata al mondo, dopo l'acqua.
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meglio bustine di tè o tè sfuso?
Com'è nato il tè in bustine
Ma anche il rito del tè ha finito per cedere al principio regolatore di questi nostri tempi: la fretta. E così, oggi, viene spesso consumato in quella che è considerata la sua declinazione più pratica: la bustina. Un'invenzione che, si noti, ha avuto origine da un equivoco. Nel 1908, Thomas Sullivan, un commerciante di New York, confezionò i suoi campioni di tè in piccole bustine di seta da spedire in Europa, senonché, una volta ricevutili, i destinatari li immergevano direttamente nell'acqua calda, pensando che fosse la soluzione più semplice e rapida.
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L'idea si affermò, ma in una sorta di spirale qualitativamente discendente, con la seta che finì per essere sostituita dal tulle e poi dalla carta. Infine, a metà del XX secolo, la plastica – un derivato del petrolio – è entrata nelle nostre tazze da tè. Le bustine in polietilene tereftalato (PET) e nylon sono diventate la norma.
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Che cosa ingeriamo?
Il problema è che questi materiali sintetici si disintegrano quando entrano in contatto con l'acqua bollente. Uno studio canadese del 2019, pubblicato sul Journal of Environmental Science & Technology, ha dimostrato che una singola bustina di tè introdotta nell'acqua alla normale temperatura di infusione di 95°C rilascia non meno di 11,6 miliardi di particelle microplastiche e 3,1 miliardi di nanoplastiche
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Gli scienziati sono stati i primi a restare sorpresi da queste quantità abnormi. Nel 2024, i ricercatori di PlasticHeal, un progetto finanziato dall'Unione Europea, hanno condotto uno studio da cui è emersa, per la prima volta, la capacità di queste micro-nanoparticelle di venire assorbite dalle nostre cellule intestinali. Il risultato? Raggiungono il flusso sanguigno e si diffondono in tutto il corpo.
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Attenzione anche a cotone e carta
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«Anche se le bustine del tè non sono di plastica, probabilmente contengono sostanze tossiche», avverte Wendy Kathryn, avvocatessa specializzata in tossine ambientali e fondatrice del podcast Toxin Free(ish). Anche cotone e carta, infatti, pongono dei problemi, perché potrebbero essere stati sbiancati con il cromo, un metallo pesante. Inoltre, esiste la possibilità che le bustine di carta siano state sigillate con polipropilene, cioè, ancora una volta, con la plastica, che può costituire fino un quarto della bustina. «Gli ftalati, le sostanze perfluoroalchiliche, o PFAS, e i pesticidi, tra cui il glifosato, sono presenti nella maggior parte delle bustine», aggiunge Kathryn.
[19:11, 23/01/2026] Emanuele Sblendorio: Stesso discorso ovviamente valido per bustina di camomilla e tisane varie
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Bisogna Tornare all'essenza del rito del bere il te o una tisana calda
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Anche se le bustine a base vegetale stanno cominciando a fare la loro timida comparsa, la soluzione migliore è sempre quella di utilizzare tè e ingredienti di tisane sfusi e di lasciarli in infusione in un filtro d'acciaio inossidabile. E pazienza se poi dovrete svuotare il colino e sciacquarlo: quel minuto in più che queste semplici operazioni richiedono non farà che riavvicinarvi all'autentica essenza del rito di bere una buona bevanda calda salutare contraria alla fretta. La morale? Se siete di corsa, bevete caffè.

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